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Livorno
Presidente perché ha firmato?
a Carlo Azeglio Ciampi.
Presidente, perché ha
firmato:
l’assoluzione sul corpo del reato?
Per quanto sia sorridente, non vede?
difficile assolverlo come innocente.
Mente per tutto ciò che crede, o pensa di comprare,
senza sorta di pudore: azzarda e sa azzannare.
Presidente, lei che dello stato è il massimo suo servo,
che ha l’onore d’aver firmato valuta d’ogni taglio
con il suo doppio nome che l’ha resa celebre, quasi un uomo d’alto
raglio,
non ha battuto ciglio, non ha scoperto un nervo
non ha battuto un colpo, che fosse anche il canto
del cigno dinanzi al plotone d’esecuzione d’una tirannia.
E ha fatto della firma una stupida litania
privando di valore la sua bella calligrafia,
quasi un pezzo d’antiquariato, una banconota del passato, che va
via.
Le scrivo dal porto della sua gioventù
Di cui forse ricorda i viali alberati e la piazza con il treno,
i quartieri bombardati, le donne con ciclostile e inchiostro clandestino,
dove ancora i marinai parlano mille lingue, non il boemo,
Con i loro idiomi dei porti di mezza Europa
e le inzuppano nel vino al primo bar del molo.
Là, dove vede l’insegna luminosa
prima del ponte, dove balla quella che sembra una sposa
che ha il nome del suo cane: Creonte,
e se ti guarda morde, ti corrompe.
Gliela racconto da lontano, come il ritorno di una memoria
che per gioco della storia, torna uguale.
Gliela racconto piano, affinché non la sappia dimenticare
e ne conservi il gusto dell’essenziale,
d’un invisibile che sa stupire e come una barca a picco andare.
Quasi gliela soffio come un venticello di maestrale
che restituisce oggetti senza identità
levigati, ma perfetti:
come un’immunità.
Luca Papini, Quando tornammo due
di troppo con le tue scarpette rosse, 2003
portuak hiriak
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