Documentario: Case sparse (Gianni Celati)

Esistono molti modi di guardare Case sparse: visioni di case che crollano.

Possiamo rivolgerci al suo direttore, Gianni Celati, che preferisce la coerenza alla creazione di prodotti commerciali: sfida il suo mondo, quello della letteratura, “mondo di marketing nel quale i libri si assomigliano sempre di più” e cerca altri spazi di intervento e di riflessione, il cinema, nel quale “il documentario continua ad essere uno straordinario strumento di ricerca”. Per Gianni Celati tutto ciò che ha a che fare con le forme del guardare si trova sempre nella situazione di una trasformazione in qualcosa di diverso, come diceva Alberto Giacometti: “L’arte è uno strumento per guardare. Mi stupisce qualsiasi cosa che guardo e non so esattamente che cos’è quello che vedo. Così che bisogna semplicemente tentare di copiare per renderci conto di quello che guardiamo...”. Però è meglio che ve lo racconti direttamente Gianni Celati.

Si può parlare del tempo di registrazione, 5 anni, durante i quali Gianni Celati ha archiviato ore ed ore di immagini delle case abbandonate del fiume Po: case che, con la loro stessa presenza, si convertono in luoghi di resistenza davanti al fanatismo occidentale che usa tutto come se fosse un prodotto di consumo e lo sostituisce con i modelli tecnologici più avanzati...Però avanzati per chi?
Così ho cercato di mostrare le case non come melanconiche rovine del passato, ma come un aspetto essenziale del paesaggio moderno. In una epoca nella quale si ricostruisce tutto per cancellare le tracce del tempo, queste case conservano le impronte di una intensità del tempo e stimolano la domanda: che dobbiamo fare con le nostre rovine?”, spiega Gianni Celati in una intervista realizzata da Periferike. Ci piacerebbe ascoltare le vostre risposte.

Possiamo incontrarci con la partecipazione a Case sparse di John Berger e soprattutto ricordare le parole che, nel suo ultimo libro, The Shape of a Pocket, definiscono la grande sconfitta del mondo:
è probabile che oggi non crediamo più al mondo esteriore, ma ad una immagine di noi stessi che proiettiamo in una estetica spettacolare del consumo”. “Per l’uomo moderno –afferma Gianni Celati— la vecchiaia e la malattia sono una specie di scandalo: tutto quello che decade per vecchiaia, dalle case ai volti, deve essere sottomesso ad una restaurazione cosmetica. Dobbiamo chiederci se in tutto questo non si nasconde un tremendo rifiuto del mondo, che si diffonde attraverso una produzione di immagini spettacolari di consumo. Partendo dai segni della caduta delle vecchie case del Po, abbiamo cercato di fissare i nostri sguardi sulle rovine ed imparare a guardarle non come una malattia...Si trattava di riattivare la semplice percezione delle cose poco osservate, la capacità di guardare il mondo esterno così come si presenta”.

Possiamo continuare a lungo, però dopo aver conosciuto e dialogato con Gianni Celati durante Memorie Periferiche a Livorno, preferiamo incontrarlo e guardare insieme il suo documentario, Case sparse, giovedì 26 febbraio dalle 19 nella Biblioteca Bidebarrieta di Bilbao.

zubiak