Periferike

Memorie periferiche, l’idea, nasce da Periferike, saltando la fase dell’infanzia e ritrovandosi in breve tempo ad avere al proprio lato tanti padri e tante madri, numerosi amici ed un futuro possibile.
Memorie periferiche è la storia stramba di due ragazzi che vogliono trasformare in realtà un'idea nata una sera di maggio in un bar di Barcellona. È qui che nasce Periferike.

L’idea cresce a Livorno ma viaggia a San Sebastian, si educa a Napoli, vive a Bilbao, osserva Lisbona, studia a Marsiglia, passa per Genova, trova amici a Parigi e decide di ritornare a Livorno per presentarsi al mondo.
Per voglia o per necessità l’idea decide di muoversi nelle periferie e i porti di queste città: è qui che prende coscienza delle frontiere sociali, economiche, politiche e culturali in cui si muove la stragrande maggioranza delle popolazioni urbane.
In questo spaccato di mondo Periferike incontra le proprie radici.

Piccole e grandi insenature, scogliere e spiaggie; un movimento costante di navi mercantili e pescherecci, marinai e pescatori, migranti e viaggiatori; la difficile e viva coabitazione di culture diverse, profondamente radicate nel multilinguaggio, nelle sfumature della pelle, in quelle degli occhi, tagliati da antiche e nuove rotte; musiche nomadi e balli mediterranei; mari che annunciano tempeste, onde di alcool e salmastro sulla pelle.
Memorie periferiche vive su questa linea ondulata delle coste mediterranee e dell’oceano.
Su questi mari, da queste periferie su cui i venti alternano carezze e schiaffi, in questi porti diventati città, Memorie periferiche si soffermerà dal 28 gennaio al 1 febbraio.

Abbiamo costruito un incontro di memorie sul tema della periferia, quella reale che calpestiamo tutti i giorni e quella immaginaria su cui si vanno modellando pericolose barriere.
A Livorno si presenteranno memorie vive di autori che stimiamo per la difficile capacità di essere insieme narratori e uomini di questo tempo.
Le memorie di John Berger, Bernardo Atxaga, José Luis Guerín, Joaquín Jordá, Gianni Celati e Pappi Corsicato. Spesso ci siamo identificati nelle loro parole, nei loro movimenti, nelle loro immagini, in quei silenzi che vivono nelle loro opere.
Sulla periferia si spendono parole, si raccolgono immagini, si compongono suoni, si disegnano linee, si costruiscono pose, si trasmettono movimenti: abbiamo messo insieme una parte di questa energia e nel tempo rifletteremo sulle possibili conseguenze.
Nella periferia, quella culturale che difendiamo e quella sociale che viviamo, vogliamo aprire un laboratorio di idee che possa trovare spazi concreti di confronto, momenti di trasmissione e ricezione.

Per quest’anno Periferike ha scelto il porto come periferia, spesso luogo e non luogo di incontro e di scontro tra comunità locali e umanità straniere.
Teatro, cinema e musica, si alterneranno alle conferenze.
Saranno spazi si socializzazione diretta dove poter sperimentare linguaggi nuovi, prescindere dalle forme quotidiane della comunicazione mediatica ed annullare così periferie immaginarie.

Hurleburle pèr’Ubu della compagnia del Teatro della Rosa, Mundopolski della Fábrica de Teatro Imaginario di Bilbao, il film Case Sparse di Gianni Celati e John Berger, K.O.´s di Joaquín Jordá, En construcción di José Luis Guerín, il concerto di Daniele Sepe, il monologo di Alina Narciso, le performance della Ciurma anemica, le poesie di Meritxell Cucurella, le performance di strada…
Davanti a questi atti di creazione poetica, alle sperimentazione linguistiche e corporali ed alle evoluzioni dei suoni, vogliamo dissolvere un linguaggio unico per ritrovarci in molti.

Un’opera generalizzata di semplificazione riduce sempre di piú i contenuti di qualsiasi manifestazione culturale attuale: da tempo, quella cultura che comunica sentimenti, che libera desideri, che si riapproria dei propri spazi è considerata pericolosa o delirante.
Periferike si colloca esattamente qui: senza paura del pericoloso, sorridendo col delirante.

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